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Meloni e Trump dopo le tensioni pubbliche: che cosa resta del rapporto Italia-Usa

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About: Dopo mesi di attacchi pubblici, il rapporto tra Giorgia Meloni e Donald Trump è passato dall’alleanza celebrata allo scontro aperto. Ricostruiamo dichiarazioni, fonti e conseguenze per l’Italia.

Titolo: Meloni e Trump dopo le tensioni pubbliche: che cosa resta del rapporto Italia-Usa

Oggetto: Il rapporto con Donald Trump dopo le tensioni pubbliche

About: Dopo mesi di attacchi pubblici, il rapporto tra Giorgia Meloni e Donald Trump è passato dall’alleanza celebrata allo scontro aperto. Ricostruiamo dichiarazioni, fonti e conseguenze per l’Italia.

Fino a poco tempo fa Giorgia Meloni veniva descritta, in Italia e all’estero, come la principale interlocutrice europea di Donald Trump. Era l’unica leader dell’Unione europea presente all’insediamento del presidente americano nel gennaio 2025 e, nei mesi successivi, aveva coltivato l’immagine di un canale diretto tra Roma e Washington. Quel quadro è cambiato in modo netto nel 2026, quando le tensioni pubbliche tra i due leader sono diventate un fatto politico, non un dettaglio di cronaca diplomatica.

Il primo strappo rilevante è arrivato in primavera. Secondo ricostruzioni di Bbc, Reuters, Politico e Corriere della Sera, Trump aveva criticato duramente papa Leone XIV per le sue parole sulla guerra in Iran. Meloni definì quei commenti «inaccettabili». Trump rispose in un colloquio con il quotidiano italiano: disse di essere rimasto deluso, di aver creduto che Meloni avesse coraggio e di essersi sbagliato. In quella stessa fase pesò anche il rifiuto italiano di consentire, senza le procedure previste, l’uso della base di Sigonella per operazioni legate al conflitto. Il presidente americano collegò il dissenso alla mancanza di sostegno militare e inserì l’Italia, a suo dire, tra gli alleati inaffidabili.

Il punto di massima visibilità arrivò dopo il G7 di Évian-les-Bains, a metà giugno 2026. Le immagini dei due leader seduti a parlare avevano fatto pensare a un rasserenamento. Meloni, nella conferenza stampa, descrisse il rapporto come «invariato» e parlò di due personalità forti, ciascuna impegnata a difendere gli interessi nazionali. Pochi giorni dopo, in una telefonata con La7, Trump raccontò una versione diversa: secondo il presidente, Meloni lo avrebbe «supplicato» per una foto e lui avrebbe accettato per pietà. La frase, diffusa in Italia con il doppiaggio della rete, innescò una reazione immediata.

Meloni pubblicò un video sui social. Definì le affermazioni «totalmente inventate», disse di essere «francamente stupita» e aggiunse che non sapeva perché il presidente degli Stati Uniti si comportasse in quel modo con gli alleati. La frase più citata fu secca: «Io e l’Italia non imploriamo mai». Il giorno dopo, su Truth Social, Trump ribadì che la premier gli aveva chiesto più volte lo scatto e sostenne che cercava di riparare i rapporti per alzare i propri consensi. Meloni replicò in inglese su Instagram: gli attacchi erano «senseless», la sua popolarità non era affare suo e gli consigliò di occuparsi della propria. Aggiunse che essere suo amico «non ha certamente aiutato» i suoi numeri.

Il governo italiano chiuse i ranghi. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani definì le parole di Trump «gravi e offensive» e annullò un viaggio negli Stati Uniti, insieme a un forum economico previsto a Miami. In Parlamento e nei partiti di maggioranza prevalse la difesa della dignità nazionale. L’opposizione, invece, usò lo scontro per dire che la strategia del «ponte» con la Casa Bianca era fallita. Sondaggi citati da Politico e Pew indicavano già un’opinione italiana ampiamente negativa su Trump: un fatto che ha reso lo scontro, sul piano interno, meno costoso di quanto sarebbe stato due anni prima.

Le conseguenze non sono solo personali. L’Italia resta alleata degli Stati Uniti in Nato e nei rapporti economici, ma il canale privilegiato che Meloni aveva rivendicato è apparso incrinato. Analisti citati da Reuters e Financial Times hanno osservato che la premier ha scelto di alzare il tono quando il costo politico dell’allineamento è diventato più alto del beneficio. Altri leader europei, dopo gli attacchi a Meloni, hanno mostrato maggiore solidarietà verso Roma. Resta aperto il nodo concreto: basi militari, dazi, Ucraina e Medioriente continueranno a misurare se lo scontro verbale è un incidente o un nuovo equilibrio.

Al momento le due versioni sulla foto del G7 restano opposte. Trump ha ripetuto il suo racconto; Meloni lo ha smentito senza ambiguità. Non esiste, nelle fonti pubbliche, una verifica indipendente di quello che sarebbe accaduto a porte chiuse. Quello che è accertato è lo scambio pubblico, la cancellazione della missione di Tajani e il passaggio da un’alleanza ostentata a una freddezza dichiarata. Per seguire aggiornamenti e ricostruzioni sul caso Italia si può consultare https://fashiontalktoday.com/.

Alcuni dettagli del faccia a faccia restano non verificabili al di fuori delle dichiarazioni dei due protagonisti.

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