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Stop a burqa e niqab a scuola: il Cdm approva il decreto, multe fino a 1.000 euro

Categories: Italy — Italia
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About: Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto scuola che vieta di partecipare alle attività didattiche e agli incontri scuola-famiglia con il volto coperto. Sanzioni da 200 a 1.000 euro; se la violazione è di un minore, pagano i genitori.

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera, giovedì 24 settembre 2026, al decreto-legge sulla scuola che introduce il divieto di presentarsi in aula e agli incontri scuola-famiglia con il volto coperto. La norma, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, Ansa, Adnkronos e altri organi di stampa italiani, è pensata in particolare per burqa e niqab. Lo hijab, che lascia visibile il viso, non è incluso nel divieto.

Il testo, ricostruito dalle bozze circolate prima della riunione a Palazzo Chigi e poi confermato dopo l’approvazione, recita che «salvo che ricorrano specifiche ragioni sanitarie o di sicurezza» — nella versione definitiva si parla anche di esigenze didattiche o formative certificate — «è fatto divieto di partecipare alle attività curriculari e extracurriculari delle istituzioni scolastiche e a quelle previste nell’ambito dei rapporti scuola-famiglia con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto».

La sanzione amministrativa va da 200 a 1.000 euro. Se la violazione è commessa da un minore, la multa si applica all’esercente la responsabilità genitoriale. L’accertamento spetta al dirigente scolastico; l’irrogazione della sanzione al prefetto.

La misura era stata anticipata domenica 20 settembre dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al festival della Gioventù nazionale di Fratelli d’Italia. «In Italia nessuno, in nome di una tradizione vera o presunta, può decidere che una giovane donna debba nascondersi; la parità tra uomo e donna non è negoziabile, né nelle strade né nelle scuole», ha detto. Dopo il Cdm ha scritto sui social che il provvedimento contiene «strumenti di buonsenso che non dividono, ma aiutano a integrare davvero, evitando classi-ghetto».

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, aveva collegato il divieto al principio di parità: «È una battaglia di civiltà: se vogliamo combattere il patriarcato e l’isolamento della donna non possiamo considerare strumenti che la considerano inferiore. Burqa e niqab non hanno spazio nella scuola italiana». Lo stesso decreto introduce un tetto del 30 per cento, per classe, di alunni che non hanno un’adeguata conoscenza dell’italiano, con esclusione di chi ha già frequentato la scuola dell’infanzia o un numero sufficiente di anni in Italia. Il criterio è linguistico, non di cittadinanza. Per i genitori di alunni con gravi difficoltà di inserimento sono previsti corsi di italiano; in caso di rifiuto, sanzioni da 200 a 1.000 euro. È saltata l’ipotesi, circolata nelle prime bozze, di allontanare i minori dalla famiglia.

Il decreto-legge entra in vigore subito, ma il Parlamento ha sessanta giorni per convertirlo. Il dibattito non è nuovo. Nell’ottobre 2025 Fratelli d’Italia aveva depositato una proposta più ampia «contro il separatismo islamico», a prima firma della deputata Sara Kelany, che prevedeva il divieto del velo integrale anche in luoghi pubblici, uffici e università, con multe da 300 a 3.000 euro. La Lega aveva presentato testi analoghi, con sanzioni più alte. In Italia non esisteva finora un divieto nazionale esplicito di burqa e niqab; alcune ordinanze locali e la normativa sulla riconoscibilità del volto restavano il quadro di riferimento.

Secondo stime de La Tecnica della Scuola e Open, le studentesse che indossano il velo integrale sarebbero circa 500-600 in tutto il Paese, su oltre 900 mila alunni con cittadinanza non italiana. La platea interessata dal solo divieto sul volto è quindi ridotta; il governo presenta comunque la norma come segnale di regole comuni e di presenza visibile in classe.

Opposizioni e associazioni, tra cui Save the Children, hanno criticato il pacchetto, in particolare il tetto linguistico, sostenendo il rischio di creare percorsi differenziati. Comunità islamiche e osservatori hanno distinto tra hijab e copertura del viso, e chiesto di non confondere pratica religiosa e obbligo familiare. Il governo replica che la scuola deve garantire riconoscimento reciproco, frequenza e uguaglianza tra ragazze e ragazzi.

Il provvedimento va ora in Parlamento. Fino alla conversione restano aperti i dettagli attuativi: come i presidi segnaleranno le violazioni, quali certificati sanitari o didattici saranno ammessi, come si eviterà di colpire chi già non copre il volto. Per il quadro aggiornato su Italia e scuola: https://fashiontalktoday.com/

I fatti qui riassunti derivano da resoconti di agenzie e quotidiani italiani del 20-24 settembre 2026. Il testo definitivo pubblicato in Gazzetta e l’iter parlamentare potranno precisare o modificare singole formulazioni.

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